Una giornata di Serie A si distende oggi su tre giorni e otto fasce orarie. Non è una scelta estetica: è la conseguenza diretta di come sono stati venduti i diritti televisivi.
La griglia tipo
Salvo turni infrasettimanali, lo schema di una giornata è questo:
- Sabato: 15:00, 18:00, 20:45
- Domenica: 12:30, 15:00 (tre partite), 18:00, 20:45
- Lunedì: 20:45
Dieci partite, nessuna sovrapposizione se non nelle tre gare delle 15:00 di domenica. Ogni finestra ha così un proprio pubblico dedicato, ed è esattamente ciò che rende vendibile il pacchetto completo.
Chi decide
La Lega Serie A pubblica gli anticipi e i posticipi in blocchi, di norma con alcune settimane di anticipo, tenendo conto degli impegni europei delle squadre coinvolte, delle esigenze di ordine pubblico segnalate dalle prefetture e delle richieste delle emittenti.
Per questo le date del calendario sono stabili ma gli orari delle giornate più lontane restano indicativi fino all’ufficialità.
Il lunch match e le sue ragioni
La partita della domenica alle 12:30 esiste per il mercato asiatico, dove corrisponde alla sera. È la fascia più discussa: penalizza la trasferta dei tifosi ospiti e, nei mesi caldi, le condizioni di gioco.
Resta perché il suo valore commerciale in vendita internazionale è concreto e misurabile, mentre i costi ricadono su chi va allo stadio.
Cosa comporta per chi segue il campionato
Con otto fasce distinte, “vedere la giornata” significa spesso spostarsi fra piattaforme diverse. La ripartizione fra DAZN e Sky segue le fasce, non le squadre: la stessa formazione può essere su una piattaforma un weekend e sull’altra quello dopo.
Nel calendario ogni partita riporta la fascia oraria e l’emittente che la trasmette.